Shri Babaji nel racconto...

... di Gora Devi

Diario Indiano (pp. 25-26) di Gora Devi

 

15 aprile 1972. Siamo stati ad Almora, a vedere Babaji. C'erano tutti gli occidentali che vivono nei dintorni, ed anche maestri importanti come Shunia baba e Guru Lama, tibetano. Appena entrata nella stanza affollatissima, ho notato subito Babaji, seduto in alto, vestito di bianco. Mi sono incantata a guardarlo, bellissimo, radioso come un Cristo di altri tempi, molto serio, severo, ha gli occhi incredibilmente potenti e penetranti, scuri. L'ho guardato negli occhi a lungo, ed ho avuto paura del suo potere, ma poi gli ho visto abbassare lo sguardo con una incredibile umiltà e tenerezza.

Son rimasta magnetizzata a guardarlo per due o tre ore. La gente intorno ha continuato ininterrottamente a cantare e a fare la fila per inchinarsi a lui. Ogni volta che qualcuno si inchinava, lui alzava la mano per benedirli e li guardava con uno strano sguardo di compassione. Io non me la sono sentita di andare a inchinarmi, sono rimasta ad ammirarlo affascinata dalla sua bellezza e dalla perfezione della sua forma, simile ad una statua. Sembra quasi che non respiri, che non si muova, ma guarda tutti negli occhi. Sento con un senso di disagio che percepisce i miei pensieri, che legge nella mia mente e che c'è un chiaro filo telepatico fra me e lui. Internamente gli faccio una domanda: Dimmi, ti prego, la verità. Più tardi Babaji si alza per andare nella sua stanza, si muove in modo affascinante, sinuoso, preciso, come un felino, ha le gambe brune e snelle e cammina sempre a piedi nudi. Chiamano me e Shanti nella sua stanza e per la prima volta, con un po' di riluttanza, gli faccio un inchino. Chiede da che paese vengo e fa un sorriso radioso, percepisco come una scossa elettrica e mi sento invadere da un'onda luminosa, una voce mi dice che lo rivedrò.