Shri Babaji nel racconto...

... di Libero Mangieri

Om aria calda (p. 64)di Libero Mangieri

 

All'arrivo fui invaso da un sentimento di grande eccitazione, ma non ebbi il tempo di guardarmi intorno perchè era l'ora del pasto e tutti, dopo l'estenuante salita, si diressero con solerzia al luogo del rifornimento, separato da centotto gradini. L'ultimo sforzo aprì un ampio buco nello stomaco che reclamava di poter riprendere le vecchie abitudini. Un'ampia scodella con tre diverse indecifrabili pietanze mi venne presentata; l'afferrai con speranza, ma il rifiuto fu immediato e totale.

Pazienza, qualche banana calmò i morsi della fame. Mentre ci rifocillavamo alcune conche, improvvisamente, squassarono l'aria; delle campane rintronarono la loro melodia, intorno fu un solo eccitato brusio; anche la natura partecipò: il vento che soffiava con insistenza si quietò e mi sembrò che tutto ciò che era visibile, alberi, pietre, aria, acqua, animali avesse all'improvviso acquistato consapevolezza e fosse in attesa di un evento straordinario. Vi fu un confluire generale alla base della collina, dove naturalmente mi diressi anch'io e seppi che finalmente Babaji era vicino!! In lontananza scorsi un gruppo di persone che dalla mia prospettiva assomigliavano ad una macchia di colore in movimento che divenne decifrabile man mano che la distanza diminuiva. L'attenzione fu quindi catturata subito da un uomo assiso su un asinello, avvolto completamente da un candido panno che lasciava scoperto solo il volto sul quale, anche a quella distanza, si notava un insolito sorriso che sembrava abbracciare tutta la valle. Quando fu quasi vicino qualcuno gli corse incontro ma la maggior parte restò ferma, assorta, quasi senza respirare, finchè un urlo possente squassò all'improvviso quella quiete: "BHOLE BABAKI!!", in coro tutti risposero "JAI!!" L'urlo si ripetè più volte fin quando il guru non fu di fronte a noi: allora tutti s'inginocchiarono. La mia infelice postazione, alle spalle di tutti, m'impediva d'osservare bene per cui, appena si prostrarono, colsi l'occasione per scivolare immediatamente innanzi, parandomi di fronte a lui: due occhi scurissimi, di una profondità sconcertante mi scrutarono abbagliandomi: le palpebre s'inumidirono, le ginocchia si piegarono, un impulso, provocato da un'emozione indescrivibile, mi spinse a cercare i suoi piedi sui quali poggiai il mio capo. Una chiarore improvviso mi pervase insieme ad un senso di pace totale; sarei rimasto in quella posizione per il resto dei miei giorni, se un altro impulso non mi avesse fatto alzare lo sguardo fissandolo su di lui: mi apparve un volto solare, giovane, ma nello stesso tempo indefinibilmente vecchio.