Shri Muniraji e La Via del Fiume

» Testimonianze

di Gianni Ragazzi/Prem Singh

Arrivo ad Haldwani nell'estate del 1984 e sono in cammino per Herakhan. E' lì che si trova l'Ashram di MahaAvatar Babaji, o Herakhan Baba, o semplicemente ‘’Babaji’’, ultima manifestazione vivente di quegli esseri illuminati il cui lignaggio risale all'origine di ogni cosa esistente, quella degli 'Immortali’.


Mi apprestavo a questo fatidico incontro dopo aver incontrato nei miei pellegrinaggi indiani Saggi, Baba, Guru: tutti mi avevano esortato con grandi sorrisi a continuare la ricerca di colui che era a me destinato. Mi facevano pensare che questa ricerca non avrebbe mai avuto fine, e mi ero quasi abituato all'idea che il senso consiste nella ricerca, consapevole che il dio Shiva ha il potere di confondere le menti, di illudere e deludere. Quante volte ciò si è avverato! Tuttavia piccoli segnali casuali mi avevano portato fin qui nella sua direzione, un trafiletto su un giornale, la parola buttata lì da uno sconosciuto incontrato per caso, ero arrivato anche in una città che in linea d'aria distava poche decine di km dall'Ashram ma i segni... ne riceviamo tanti, tutti i giorni, e poi i segni possono essere male interpretati o del tutto non capiti o passare invisibili o lasciati cadere se non si è più che pronti. Detto in altre parole, affidati al karma!
Herakhan è il nome di un piccolo villaggio rurale, poche abitazioni, i templi, gli alloggi, che si trova a mezza giornata di marcia da Aldwani, nord India. Siamo sulle pendici himalayane, immersi nella giungla e sulle rive di un affluente del Gange, il Gautama Ganga,. Le acque scorrono in un vasto letto pietroso quasi asciutto per la maggior parte dell'anno, ma nella stagione dei monsoni o in occasione di forti acquazzoni si trasforma in un fiume gonfio di acqua impetuosa che trascina a valle alberi, massi e i rudimentali argini posti a difesa. Il Gautama scorre su un fondo valle chiuso tra colline boscose ricoperte da una fitta foresta con le stesse caratteristiche della giungla primordiale. Qui si aggiravano, in rari casi anche adesso, animali selvatici e feroci. Nei pressi si trova, infatti, un parco che è riserva per la sopravvivenza delle tigri..... (omissis)
Quindi mi reco a porgere il saluto a Sri Muniraji, e chiedergli il viatico per incontrare Babaji, il guru immortale, così come m'aveva istruito un devoto incontrato on the road. La visita preliminare a cui mi apprestavo non è strettamente obbligatoria ma pur sempre un segno di rispetto formale per coloro a cui chiediamo i tre giorni di ospitalità e partecipazione ai rituali religiosi che si svolgono all'interno dell'Ashram. Tuttavia oltre l'aspetto formale vi è un significato recondito più importante: entrare in un luogo spirituale, specialmente i templi di Babaji, vuol dire attraversare una soglia, tanto fisica che immateriale. Questi passaggi hanno il loro guardiano, egli ne custodisce l'accesso e apre il cammino a chi lo chiede o lo rifiuta, in base a considerazioni che non sono di mia competenza. Non ultimo si trattava pur sempre di raggiungere un luogo situato sulle pendici himalayane, non raggiungibile per strade bisogna percorrere sentieri nella foresta con l'indispensabile aiuto di una guida locale. Oppure risalire il greto pietroso del Gotama Ganga, un ramo del Gange che straripa d'acqua nella stagione monsonica ma con portata ridotta e guadabile nel resto dell'anno. Io avevo già optato per la risalita sul greto, sempre che il livello dell'acqua lo permettesse...(omissis)
 In omaggio avevo portato una stecca di Marlboro, per dire quanto poco ne sapessi del mondo in cui mi stavo incamminando.
- Muniraji shop - diedi l'indicazione al conduttore di risciò senza specificare altro e egli non ebbe alcuna difficoltà a capire dove andare, né fece ulteriori domande anche se mi guardava con occhi tristi e mi diceva qualcosa che io interpretavo come -Babaji is gone...Babaji is gone- E nello stesso tempo faceva strani gesti con le mani. Vabbé, dicevo tra me e me, l'aspetterò, non è il caso di rattristarsi per così poco... -Yes. Forty years- e mostrò di nuovo la mano destra aperta con il pollice ripiegato sul palmo. Bisognerebbe sempre dare ascolto al conducente del risciò ma non me ne curai, anzi mi aspettavo che cercasse di propormi la visita a qualche altro ashram nei pressi.
Lo shop, cioè l'ufficio di Muniraji, si affacciava su una piazzetta stranamente calma e silenziosa, niente a che vedere con la confusione e il vocio di una qualunque strada indiana. Muniraji sarebbe arrivato poco dopo, mi disse qualcuno. Venni fatto accomodare e mi posi in postura di meditazione per un tempo che non saprei valutare, ore o minuti è impossibile a dire. Il luogo era fuori dallo scorrere del tempo e non appena conobbi Muniraji capii il perché di quello strano fenomeno. Dopo l' attesa, lunga o breve che fosse, senza profferire parola, un uomo alto, dritto e distinto, abbigliato come gli uomini d'affari, entrò e si accomodò a gambe incrociate su quella sorta di sofà che è nello stesso tempo salotto, letto, tavolo, divano. Un altro che attende Muniraji, dissi tra me...
-WHERE ARE YOU FROM?- La domanda me l'ero sentita rivolgere infinite volte, e non giunse inaspettata ma adesso mi era posta con una particolare gentilezza, un sorriso divertito, le sopracciglia leggermente rialzate quasi intento a fissare un punto dietro di me. Nel frattempo altri si erano aggiunti e ci osservavano. Mi sentivo un poco come il figliuolo prodigo tornato a casa, più di un ospite di riguardo. Il tè era stato mandato a prendere per tutti e l'ordine venne reso perentorio da un inequivocabile batter di mano a significare 'presto e bene' e impreziosito con la specifica che fosse di prima categoria, ovvero con abbondante latte. Un silenzio senza tempo aleggiava intorno, dall'esterno arrivavano rumori smorzati che nemmeno udivo, la deferenza che i presenti mostravano verso il primo arrivato avrebbe dovuto farmi capire chi fosse in realtà, ma i suoi modi tranquilli e rilassati, la normalità dell'aspetto, la mancanza di forme di speciale devozione quali mi aspettavo per il discepolo più vicino a Babaji, l'Avatar Immortale, creavano una cortina di nebbia che offuscava la mia capacità di vedere e di comprendere. Le facoltà mentali sembravano rallentate, così come i suoni che provenivano dall'esterno, la percezione dello scorrere del tempo, la distinzione di ciò che è reale e immaginario.
Avrei voluto parlare di me, trovare motivazioni per spiegare la mia presenza, lontano da casa, in un luogo che nessuno dei miei compatrioti avrebbe potuto rintracciare su una mappa geografica, e trovarmi a bere tè indiano con un distinto signore vestito di bianco in una stanza affacciata su una piazzetta in pieno sole. 'Chi io sia e perché sono qui sembra non interessi veramente nessuno’ oppure avevano già le risposte, anche a quelle domande che non ero in grado di pormi.
-WHERE ARE YOU FROM?- Un' unica domanda, la sola possibile, sto ancora provando a rispondere a quell'unica domanda dalle conseguenze in quel momento inimmaginabili per la mia vita futura.
I bicchieri con il tè lattiginoso e fumante sono portati davanti a ognuno di noi, uno dei pochi segni dello scorrere del tempo.
Quando dico – Italy - provoco un lieve dondolio del capo e uno strizzare di occhi. Ma gli sguardi che mi osservano non sono sorpresi. La parola Italy riecheggia nel gruppo, se la passano e rimandano l'un l'altro come fossero dei bimbi seduti in circolo che si lanciano la palla. Come mai sono tutti usi al suono di questa parola? Nel resto dell'India ero abituato a sentirmi come proveniente da un altro pianeta, obbligato a spiegare che Italia è in Europa, e l'Europa è oltre l'Asia. Oggi la mia nazionalità desta solo un lieve stupore, quasi una quotidianità.
La mia risposta dovette essere giudicata troppo semplice e sbrigativa. Con quel gesto della mano che avrei imparato a conoscere bene, le dita che s'allargano come petali, l'uomo distinto mi esortava a dire di più e -..... really! - era implicito nel gesto. Avrei dovuto essere più preciso, andare oltre una banale attestazione di provenienza. Allora mi decisi a continuare spiegando che venivo da una città italiana fondata duemila anni prima ai tempi della Repubblica romana, nella piana bagnata dal grande fiume, il Po.
Di nuovo il gesto della mano esortativo e incoraggiante ma nello stesso tempo stringente... Si trova vicino al Po, che è un fiume sacro come il Gange ma mentre il Gange è un fiume Madre, il Po è maschile e paterno, e quindi... Quali enormità nel paragone appena azzardato proprio nella dimora di un maestro devoto alle sacre acque della Madre Ganga, come se aver passato alcuni mesi a Varanasi e lì aver appreso quel poco accessibile ad un giovane viaggiatore occidentale affamato di conoscenze e con solo un bagaglio di belle speranze, potesse consentirmi di fare paragoni di tale portata. Il loro sguardo si fece più attento e immaginai che potessero vedere ogni immagine che mi sfilava nella mente... Ora mi sentivo di contraccambiare l'ospitalità raccontando la storia del Grande Fiume che mai avevano avuto occasione di udire prima. Mi ero immerso in una lunga spiegazione...(omissis)
-WHERE ARE YOU FROM? - La domanda si ripete, risuona con la voce dell'indiano nella mia mente.
-WHERE ARE YOU FROM? - Ecco, sono venuto a cercare il Baba Immortale nella terra dove gli Dei sono tuttora onorati affinché mi permetta di comunicare, ritrovare, ascoltare le voci di quelli che siamo più capaci di vedere e sentire. Mi accorgo di aver trovato la risposta abbagliante e lo stupore per la scoperta credo sia facile da leggere sulla mia faccia, e così la foga che mi ha sostenuto si calma: il tramonto dell'età in cui dei e umani vivevano insieme d'amore e d'accordo non è definitivo, irrimediabile, pauroso come pensavo. Ecco te lo voglio far sapere Muniji - E' questo il mondo da cui provengo e i fili che mi uniscono sono robusti e resistenti. Gli dei e gli uomini delle origini non sono mai andati via, sono sempre qui intorno, immutati e eterni. E' questa la risposta che cercavo alla domanda che mi hai posto? Ho capito perché mi hanno portato qui?
Mi colpisce la vista del bicchiere perfettamente colmo con il tè da cui emanano vapori densi. Dalla piazzetta giungono le stesse voci appena smorzate.
- YOU CAN GO! OM NAMAH SHIVAYA- con la mano aperta mi vuol ricordare che sto per entrare in un luogo a cui si accede se chiamati, per cui: sorgi, procedi, avviati, osa. Adesso solo poche ore di cammino mi separano dall'Ashram e infine l'incontro con il Maestro -Thank you, Sri Muniraji-
Mi venne indicata la via che prenderò il mattino successivo di buon'ora. Inutile dire che era la Via del Fiume, questa volta la Goutama Ganga.
Salutai Muniraji, ora mi era chiaro chi fosse, lasciai le Marlboro che avrebbero reso felice qualcuno dei suoi aiutanti. Quando giunsi ad Herakhan conobbi il significato della frase -Babaji is gone-

Tra i frequentatori dei templi di Babaji c'è la bella abitudine di raccontarsi a vicenda, seduti in cerchio o a tu per tu, episodi riguardanti Babaji, ciò sia da parte di 'vecchi devoti' che hanno avuto la ventura di incontrarLo, sia eventi significativi di vita spirituale a Lui direttamente collegati. Quello che ho raccontato è parte della serie, è una sorta di visione personale il cui messaggio si è chiarito in tempi assai vicini. È mia abitudine camminare sulle spiagge del fiume a volte per ore sotto il sole estivo o d'inverno in perfetta solitudine zen, tutte le volte che mi è possibile, e continuo a bagnarmi nelle sue acque scure come farei nelle acque del Gange.
'where are you from ?' mi accade spesso di ripeterlo, quasi fosse un Mantra. In effetti mi è stato dato in modi e circostanze tali che mi consentono di considerarlo tale. Benché personale non è mia intenzione tenerlo solo per me. Tutti i miei interessi successivi si sono avvolti intorno a quelle parole, il cui significato non smetto di indagare giorno per giorno.
Om Namah Shivaya
Prem Singh
Cremona - 21 Agosto 2019