Dedica a Kali Shani

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di Mukandi Lal

Erano le 21.30 circa quando con un bus scalcinato arrivai a Raniket, due somose un chai e ricerca di un hotel dove passare la notte. Mi sveglio abbastanza presto, pratica inusuale dato il mio lavoro di promoter e musicista che quasi sempre si svolgeva di notte, ed uscendo sul balcone della stanza rimango abbagliato dalla Sacra maestosità dell’Himalaya, la neve splendeva e rimandava i riflessi di un tiepido sole di primo mattino: buongiorno India.


Dal taxi,strada facendo, si intravedeva la struttura del Tempio con il kalash* che svettava in un cielo azzurro, una stradina sterrata ed eccomi all’Ashram di Chilianaula.
La prima persona che incontro è Ram Nath (Roberto Granieri) e dopo un abbraccio mi accompagna nella camera assegnatami e non avendo un longhi me ne dà uno suo, il primo longhi nero.
Questo posto emanava un bella energia ed ero emozionato ed eccitato così raggiunsi Jaman Singh (Giancarlo Fortuna) che con altri devoti allargavano la strada per la prossima costruzione dell’ospedale, fu in quel momento che lo vidi. "Quello è Shani, Kali Shani" disse Ram ed io di rimando esclamai: "Ma cosa dice la gente di quest’uomo!".
E si , avevo frequentato nei due anni precedenti l’Ashram a Cisternino ed i commenti riguardo questo re degli italiani alimentavano in me un’anarchica antipatia che si disintegrava nel momento in cui lo vidi. Splendeva di luce propria, si, era veramente avvolto da un manto di luce, diritto sulla schiena serio e severo poneva attenzione a tutto quello che succedeva disponendo e controllando il karma yoga. Questo è stato il mio primo incontro con colui che nei 30 anni a seguite è stato un maestro, un fratello, un grande amico ed una guida sicura per tanti e non solo per me, e che ho avuto l’onore di servire con amore e devozione.
Avrei veramente tanto da scrivere ma ora non riesco e mi limito a queste poche righe.

Om Namha Shivaya
in Verità Semplicità e Amore
Mukandi Lal

 


 

* Sì, si scrive proprio “kalash”, cioe’ il puntale a tridente o a punta unica che e’ su tutti i mandir indiani, che noi occidentali chiamiamo sempre erroneamente “kailash”, che invece e’ la famosa montagna