Il mio incontro con Babaji

» Testimonianze

di Lisetta Carmi /Janki Rani

“ Tvameva mata cha pita tvameva
Tvameva bandusha sakha tvameva
Tvameva vidya cha dravinam tvameva
Tvameva sarvam mama deva deva”.

Non è facile parlare di Babaji, la Verità incarnata sulla terra, l’Amore divino che vede ciò di cui ogni anima ha bisogno, la Semplicità che vive di pura essenza.
Babaji Herakhan Baba ha completamente trasformato la mia vita chiamandomi a Sé nel 1976, si è rivelato a me come uno specchio chiaro in cui potevo vedere il mio sé più vero e profondoo, mi ha dato un compito (la creazione e la guida del suo ashram di Cisternino) che dà significato ad ogni attimo di questa mia vita sulla terra.
Bhole Baba Ki Jai!


Prima d’incontrare Babaji io già andavo in India e in Afghanistan, ma non cercavo un Guru, non frequentavo gli ashrams; cercavo la verità e l’amore nella vita, negli esseri umani, nella natura, ma mi sentivo estranea ai “movimenti” che riunivano molte persone intorno a un Maestro e a un credo. Dio era la mia guida, credevo nella giustizia cosmica che unifica tuttigli esseri umani nel Sé-universale.
E forse per questo il mio primo incontro con Babaji a Jaipur è stato totale e assoluto: l’ho riconosciuto, ho visto in Lui ciò che cercavo da sempre e ho capito che il Guru mi aveva chiamata perché ero pronta, perché la mia vita doveva trasformarsi e diventare una vita di “servizio”. E tutto ciò che avevo vissuto fino ad allora non era stato che la preparazione per questo incontro col Divino incarnato sulla terra, col Guru dei Guru che mi aveva fatto il grande dono di chiamarmi a sé.
Ho incontrato Babaji a Jaipur il 12 marzo del 1976 in casa di Jain Sahib: arrivai in quella casa a mezzogiorno (chiamata da Babaji attraverso una visione inviata da Lui a Gora Devi, devota di Babaji vissuta con Lui per 12 anni); c’era un’atmosfera di devozione incredibile, tutti preparavano corone di fiori, sembrava di essere tornati ai tempi di Gesù quando i discepoli erano in attesa del Maestro. Una grande calma unita ad un grande amore e una grande pace. Babaji arrivò in macchina, io Lo vidi scendere e camminare come se non toccasse il suolo: andò a sedersi sul letto ornato di fiori di fronte ai tantissimi devoti in attesa che subito iniziarono ad inchinarsi ai Suoi piedi, a offrirgli doni e dolci, a fargli il pranam chiedendo la sua benedizione.
Io mi avvicinai e Gli dissi: “Babaji, sono Lisetta”. E Lui: “Your name is Janki Rani”.
Poi mi disse: “ You sit here”. Fece prendere una seggiola e mi fece sedere vicino a Lui, io ero in estasi, guardavo Babaji e Lo “vedevo”, Lo avevo riconosciuto, guardavo tutti i devoti, la loro gioia di essere con Lui, la loro semplice e toccante devozione. E Babaji diceva a tutti: “ Questa signora è venuta dall’Italia” come se fosse un fatto importante, poi chiedeva alla gente di toccarmi i piedi. Per me l’incontro con Babaji fu incredibile.....tutti mi toccavano i piedi, e io pensavo: “ Ma come è possibile che mi tratti in questo modo dopo cinque minuti....”