Avatar o incarnazione divina

» Satsang

di Maria-Gabriele  Wolsien
tratto da “Babaji Messaggio dall’Himalaya”

Il concetto di Avatar, pilastro della teologia hindu, gioca un ruolo particolare nella ricorrente e periodica cosiddetta ‘fine del mondo’. I grandi Avatar sono rari. Essi appaiono sempre per brevi periodi durante momenti di crisi della storia del mondo, per curare il corpo del pianeta dal cancro che minaccia di disintegrare le sue strutture con un intervento decisivo. L’apparizione di un redentore in forma umana è stata paragonata ad un nuotatore che, per poter salvare un uomo che sta annegando, si deve tuffare nella stessa acqua.


Il fenomeno della divinità che passa dal trascendente al manifesto non è un unico evento storico, al contrario, la ricorrente incarnazione del divino è n tema centrale entro il gioco senza fine del processo cosmico di evoluzione. L’apparizione di un avatar ha sempre dato un profondo sviluppo del mondo e un nuovo orientamento alla conoscenza umana. Gli insegnamenti e gli eventi significativi connessi con la sua apparizione sono rintracciabili nelle scritture tradizionali, nei grandi poemi epici, nei Purana, Shastra e Upanishad, e spesso vivono migliaia di anni dopo, nella tradizione orale. Infatti la discesa della divinità sulla terra è un avvenimento normale e se ne è già parlato in innumerevoli miti. La Bagavad Gita dà la formulazione più chiara di questo concetto dell’avatar; dice che il divino si auto genera nell’avatar, quando l’uomo non più rispetta la legge divina.
“ Ogni volta che la spiritualità decade e l’ingiustizia è predominante, allora, o Arjuna, Io mi manifesto; per proteggere i giusti, per distruggere i malvagi e per ristabilire il Regno di Dio, in ogni epoca nasco per gli esseri mortali”.
Ramakrishna, il grande santo del 19° secolo, paragona gli avatar alle onde dell’infinito oceano divino: “ Come un mare senza confini l’energia infinita vive dentro lo spirito e la materia. Questa energia infinita prende concrete forme durante una particolare epoca storica e così appare il Grande Essere come uomo.... L’Avatar è sempre lo stesso: egli proietta se stesso nel mare della vita, emerge in un luogo ed è chiamato Krishna, si immerge di nuovo e appare in un altro luogo come Cristo”.
L’Avatar è il modello perfetto per la rinascita spirituale dell’uomo. L’insegnamento della dottrina dell’avatar dà la possibilità all’uomo di trascendere la realtà terrena, e di stabilizzare la legge divina sulla terra. Il fenomeno della discesa è strettamente collegato con l’ascesa dell’uomo. In questo modo la filosofia Hindu rivela due aspetti della formazione divina: “Una è la discesa, la nascita divina nel genere umano, quando la divinità mostra se stessa in forma e natura umana: questo è l’Avatar eterno; l’altra è un’ascesa, la nascita dell’uomo nella divinità: l’uomo sale al divino e diventa uno solo con Lui, oltre il ciclo della rinascita karmica”.
La differenza tra l’uomo divino e il dio umano è che l’Avatar è completamente cosciente della sua identità con brahman, e al contrario l’uomo, pur essendo creato dalla stessa sostanza divina, non ne è cosciente perché è legato alla percezione dei sensi. Ciò che permette all’uomo di sentire e percepire il significato di un Avatar è la presenza in lui stesso dell’immanente divino – “l’uguale percepisce l’uguale”.
L’Avatar, la cui apparizione risponde all’attesa profondamente radicata in tutti i più antichi desideri degli uomini, è però riconosciuto solo da pochi dei suoi contemporanei.
L’istante del mutamento di coscienza lo testimoniano i devoti di Babaji nelle loro esperienze, come un momento di altissima iniziazione e come straordinario atto di grazia del divino: il credente partecipa alla visione di qualcosa che appare essere ‘totalmente altro’, ma più simile a sé che non se stesso. Il vedente s’immerge in ciò che contempla divenendo tutt’uno con l’origine.