La nascita del “Centro Spirituale di Pace Herakhandi”

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Milano, anni ‘80 - 1° parte

All’inizio dei primi anni 80, a Milano vi erano due punti di ritrovo per noi devoti di Babaji: Via General Govone, casa di Francesco Russo e casa di Fakiruli in C.so di P.ta Vercellina, dove il lunedì sera cantavamo l’Arti.
A quel tempo Settimo pubblicava il Bollettino Om Namah Shivay e con l’aiuto di Full Chand aveva sviluppato un’accattivante grafica editoriale. Attraverso un sapiente utilizzo della fotocopiatrice, Settimo impaginava i dattiloscritti incollandoli nella “gabbia” predisposta, creando un master, che poi veniva fotocopiato piegato e qualche volta pinzato nel centro per fare” effetto volume”. Anche gli indirizzi venivano gestiti su fogli fotocopiati su etichette autoadesive. Poi imbustate e affrancate. Credo di avere ancora tutte le copie dei Bollettini, malgrado i numerosi traslochi fatti in questi anni. Gora aiutava molto la redazione, scrivendo articoli e mandando le news dall’India. Era un punto di riferimento e aiutava e metteva energia anche nella produzione dei primi “Libretti dell’Arti”  con la traduzione in italiano, che comprendevano anche i testi di alcuni bhajan.(quelli grigi che ancora oggi hanno estimatori.)
Al Castello di Galeazza Filippo iniziava la sua “Rivoluzione” e tutti noi trentenni,  (neo-papà e neo-mamme) con la Grazia del Guru,  non avevamo limiti né paure per il futuro. Il Mondo ci apparteneva.
La musica di Turkantam era la colonna sonora della Rivoluzione. Shiva OM Shiva OM Shiva OM, Baba OM Baba OM Baba OM.
Quando qualcuno ritornava da Herakhan, faceva una relazione di quello che era successo e di cosa Babaji gli avesse detto.
Mi ricordo che quando tornai in Italia il messaggio che portai riguardava l’inaugurazione dello Shakti Dhuni. Babaji mi aveva detto di riferire che il Dhuni, costruito con le Sue mani, aveva 8 lati come la Rosa dei Venti, in modo che tutte le persone provenienti da tutti i luoghi, potessero beneficiarne.
Il più delle volte però il racconto era riferito all’esperienza in sé con il Maestro: Lila tumultuosi, quotidiani fenomeni telepatici, coincidenze quanto mai imprevedibili, sogni che Lo vedevano protagonista e di cui Lui era consapevole (!), rimproveri  ricevuti anche molto severi e l’Amore e la Compassione divina che Lui era in grado di farci percepire, anche fisicamente, nel nostro cuore e in tutto il nostro essere.
A quel punto ci si ritrovava in una nuova dimensione, celestiale, dove niente era più lo stesso e dove con occhi nuovi di bambino guardavamo con stupore la nuova realtà. Così facile, così dolce, così meravigliosa!
Ora, in quegli anni, abbiamo (noi “milanesi”) sentito la necessità di organizzare un luogo che non fosse l’abitazione di qualcuno, ma un vero e proprio Centro. Ecco che a casa di Fakiruli, durante un’affollata riunione dopo l’Arti, nasce il Centro di Via Gola che ha come responsabile e presidente Francesco e che è stata per molti di noi la prima vera esperienza organizzata di karma yoga e di devozione.
In quello stesso periodo Babaji lasciava il corpo e di colpo ci siamo ritrovati stupiti, orfani e con molti rimpianti.
Lo stare vicini, il parlarsi tra di noi, il farsi coraggio a vicenda sono stati determinanti. Andare avanti sempre e comunque. PHURO. E Muniraji con la Sua presenza, la Sua calma, le Sue parole di incoraggiamento, ci trasmetteva fiducia per il futuro. Ci diceva “ Babaji è qui con noi” ed è stato per noi tutti un padre saggio e comprensivo in tutti i sensi.
Quando visitò Via Gola eravamo tutti molto emozionati ed era come ci venisse dato da Lui in persona un riconoscimento al nostro coraggio ed alla nostra devozione.
In quel periodo Settimo ed io condividevamo lo stesso ufficio in Piazza Santo Stefano, 5, int 307 dove Muniraji è venuto a farci visita e che in un certo senso rappresenta la culla di tutto ciò che poi è successo. E’ stata la sede dell’atto costitutivo del CSPH e il luogo della prima riunione dei Soci Fondatori.
Anche Prabhupada quando sbarcò negli stati Uniti abitava in una casa all’interno 307 e questa coincidenza ci faceva sorridere.
In Piazza Santo Stefano abbiamo fatto il primo bollettino su Mac nel 1986 e le riunioni del Prachar Sang, con Filippo , Settimo e Paolo, ancor oggi le ricordiamo come divertenti, creative e straordinariamente spirituali.
Il Mac veniva usato anche come avversario da Filippo al Castello per partite a scacchi dove comunque il Mac vinceva sempre .

Via Gola però cominciava ad essere un po’ inadeguata alla necessità della Comunità. La zona Navigli è molto bella, caotica e pittoresca e quindi arrivavano persone molto belle, persone caotiche e persone pittoresche. Era inevitabile.

Nel 1988 durante una Sua visita a Milano, prima di dare il darshan durante l’Arti serale in Via Gola, Muniraji al  pomeriggio aveva fissato degli interview personali in C.so di Porta Vercellina. Settimo voleva parlargli per sapere cosa avremmo dovuto fare nel prossimo futuro e io lo accompagnavo.
Muniraji ci fece entrare per primi e parlammo molto a lungo. Ad un certo punto fuori dalla stanza si sentivano delle proteste e le persone in attesa da più di un’ora in coda rumoreggiavano. A quel punto eravamo pronti ad uscire, quando Guruji ci chiese “ Volete una tazza di chai?”

Ecco il discorso riportato da un dattiloscritto dell’epoca:

Milano, 28 maggio 1988
Queste indicazioni sono state date personalmente da Shri Muniraj a Settimo Catalano e ad Albert Salmona durante un colloquio tenuto in casa di Fakiruli alla presenza di Gora Devi che traduceva.

All’inizio Muniraj ha detto che la cosa più importante è l’unità; poi, rispondendo alle domande che gli venivano poste, ha dato le indicazioni che seguono. Il Centro si deve chiamare “Centro Spirituale di Pace Haidakhandi.” Deve essere un’associazione legalmente riconosciuta non a fini di lucro. Il comitato direttivo, eletto dall’assemblea dei soci, (minimo cento) deve essere composto da cinque, sette, nove o dodici persone; non ci sarà alcun Presidente, ma un Segretario. Comitato e Segretario saranno eletti una volta all’anno. Muniraj ha proposto alcuni nomi, lasciando però a noi la decisione finale: Filippo, Settimo, Albert, Gabriella Crespi, Michelangelo, Gianpaolo, Noti, Nunnei, Letizia ed altri. La condizione è che devono essere persone disposte a lavorare veramente.
Shri Muniraj ha detto che si deve formare una catena di cento persone che sosterranno regolarmente il Centro, versando lire 20.000 ogni mese. Questa catena di persone riflette l’insegnamento di Babaji di lavorare insieme per uno scopo comune. Come tutti sappiamo, 20.000 lire sono una cifra molto modesta, ma questo contributo, versato regolarmente da 100 persone, può essere sufficiente per mantenere un grande Centro. È importante che ci sia una persona che si occupi di contattare tutti i soci e di raccogliere le quote mensili. Si dovrà curare con molta attenzione la parte legale e avvalersi dell’aiuto di un avvocato per raccogliere questo denaro nella maniera più giusta. Questi soldi devono cominciare ad essere raccolti immediatamente; quando si sarà formata legalmente l’associazione, si aprirà un conto corrente a nome del Centro e questi soldi dovranno essere depositati in Banca. Oltre a questa entrata regolare, il Centro dovrà raccogliere delle donazioni. L’associazione può essere presentata come associazione culturale per lo studio della filosofia indiana. Il Centro si deve trovare appena fuori Milano e deve essere raggiungibile in mezz’ora, o massimo un’ora circa; deve avere un giardino dove costruire un Dhuni e fare Hawan, dove la gente possa essere ospitata ed abitare. Deve essere grande quanto è grande il nome di Milano: “Il nome di Milano è grande, quindi questo posto dovrebbe essere il più grande possibile.”
In questo posto bisogna riunirsi una volta ogni quindici giorni o una volta al mese per stare tutti insieme, fare Hawan, cantare Bhajan... Nel Centro si possono anche organizzare servizi di tipo sociale per i bambini, gli handicappati, i tossicodipendenti, ecc.
Si può organizzare anche un servizio medico, seguendo i principi della medicina e dell’alimentazione naturale. Il Centro deve essere in grado di accogliere persone per il week-end, o per i periodi liberi da lavoro. La gente che viene al Centro deve poter venire per trovare la Pace. Quando è stato chiesto a Muniraj quanto tempo avevamo per realizzare questo progetto, Lui ha risposto “Un anno.”
L’associazione deve includere il “Prachar Sangh” come suo settore per la diffusione del messaggio di Babaji. Il bollettino va bene come è stato fatto fino ad ora, e possono essere diffusi gli insegnamenti di altri Maestri spirituali, purché questi insegnamenti siano positivi.
Il Centro di Milano deve continuare ad esistere, perché è un punto di riferimento. È importante fare i meeting al Centro e, solo in un futuro, quando il nuovo Centro sarà funzionante, potrà eventualmente essere chiuso. Il nuovo Centro sarà indipendente da quello di Cisternino, ma si dovranno organizzare incontri con l’Ashram di Cisternino in modo da aiutarsi reciprocamente.
Lo scopo principale del Centro è quello di dare pace a coloro che vi si recano. Muniraj ha detto che in questo periodo “Dobbiamo imparare a vivere la vita di famiglia nel matrimonio, e che non bisogna prendere alcun tipo di droga, e, in particolare, che il bollettino deve pubblicizzare questi principi.”

( segue )